Il Libero Mercato Redistribuisce
Uscito dal neurone di iotomy
martedì, 30 dicembre 2008 ,10:16
Mi sono imbattuto in un Amico, Liberty Fighter, che prova a smontare la teoria della Redistribuzione Sociale. Ci sono molti, ottimi, interessanti spunti.
Ai miei pochi lettori le conclusioni.
Ma se per redistribuzione si intende veramente quello che si vuol far credere, ovvero una redistribuzione tra i ceti più abbienti ai ceti meno abbienti, lasciando da parte i politici, la crisi attuale ci mostra quanto ciò non sia vero, e quanto solo e soltanto il libero mercato sia in realtà redistributivo e sociale. Ma redistributivo e sociale molto più di tutte le politiche messe in atto da qualsivoglia governo nella storia moderna.
Pensiamo alla situazione attuale. Il mercato ha deciso di privare di un bel pò dei loro soldi gli ultraricchi padroni di GM, di Chrysler e Ford. Perché le loro scelte imprenditoriali si sono rivelate errate, perché hanno continuato ad investire in un mercato saturo e per altri svariati motivi. Ai miei pochi lettori le conclusioni.
L'unica redistribuzione la fa il libero mercato
La parola redistribuzione, nella politica nostrana è pronunciata con frequenza giornaliera, e in maniera bipartisan, da entrambi gli schieramenti politici. Ovviamente viene pronunciata sempre a sproposito, e sempre a giustificare il perverso meccanismo della democrazia sociale, la favola dell' "economia sociale di mercato" e più in generale tutte le porcate messe in atto dal governo quando si impiccia di economia. Orbene, se per redistribuzione si intende la redistribuzione del denaro del ceto basso e del ceto medio, in direzione del ceto politico e dei loro amici, allora le uscite governative hanno un senso. Nulla meglio della socialdemocrazia (eccezion fatta per il socialismo reale) garantisce una più efficace redistribuzione dei denari nella direzione dei politici.Ma se per redistribuzione si intende veramente quello che si vuol far credere, ovvero una redistribuzione tra i ceti più abbienti ai ceti meno abbienti, lasciando da parte i politici, la crisi attuale ci mostra quanto ciò non sia vero, e quanto solo e soltanto il libero mercato sia in realtà redistributivo e sociale. Ma redistributivo e sociale molto più di tutte le politiche messe in atto da qualsivoglia governo nella storia moderna.
A prescindere dalle cause comunque, il mercato era lì che si accingeva a redistribuire i soldi di costoro a tutta una cerchia di popolazione, a partire dai creditori dell' indotto delle stesse.
A lasciarlo fare, probabilmente nel giro di qualche anno avremmo avuto che qualche ex-boss delle stesse, si sarebbe trovato in difficoltà economica e forse avrebbe dovuto perfino lavorare come operaio a 2000 dollari al mese. Ma chi veramente si oppone alla redistribuzione, ovvero i politici socialdemocratici, ha pensato bene che questo non dovesse avvenire, ed ha deciso di aiutare le case automobilistiche in crisi operando la solita redistribuzione al contrario. Via i soldi dal ceto medio e basso per darli ai ricchi che il mercato voleva punire. Che i soldi partano dal ceto medio basso dovrebbe essere chiaro, ma per completezza lo spiego. In ogni società, il ceto medio e quello basso sono la grande maggioranza delle persone. Affinché una tassazione sia efficace, bisogna colpire quei ceti, perché una tassazione che colpisce i ricchi, non porterebbe alcun introito decente nelle casse dello Stato.
Orbene, il mercato voleva redistribuire. La democrazia sociale ha impedito questa redistribuzione e forzato un ulteriore accentramento della ricchezza. Alla faccia di Marx.
Facciamo un altro esempio. Il mercato aveva deciso di togliere un bel pò di quattrini ad altri essere spropositatamente ricchi, che avevano fatto il passo più lungo della gamba. I proprietari di banche. Il capo di Lehman Brothers era tanto ricco. Grazie al mercato ha perso tutto e i suoi soldi sono tornati in circolo. Ne hanno beneficiato varie altre classi di cittadini che probabilmente ne faranno un uso migliore.
Il mercato voleva punire altri grossi banchieri che hanno sbagliato. E voleva redistribuire la loro ricchezza a grandi fasce di popolazione. Tra questi, i titolari di Bank of America, Citibank, e di tutti i gruppi bancari i cui nomi avete sentito ogni giorno in TV.
Il mercato si è accorto che non facevano l'interesse della massa e li stava punendo. Fustigando, distruggendo. Poteva essere un momento di castigata euforia per il popolo, che da lungo tempo sospettava delle banche e da lungo tempo si era accorto che mai facevano l'interesse del cliente medio piccolo.
Poteva, perché l'opera di redistribuzione della loro ricchezza, che il mercato aveva iniziato da Lehman brothers, è stata ostracizzata dai soliti "difensori" della socialità e della redistribuzione. Non sia mai che i nostri ricchissimi amici perdano il loro status sociale. Piuttosto, redistribuiamo ancora al contrario.
E così i vari governi hanno redistribuito fantastiliardi di soldi, prelevati dai ceti medio bassi (nella maniera che preferite: tasse, inflazione, debito pubblico), verso i loro ricchissimi amici. La sola America ha stanziato un fondo di welfare da 700 miliardi di dollari tolti ai poveri, per darli ai ricchi. Tutto ciò per impedire la giusta redistribuzione che il mercato aveva intenzione di fare.
Questa è l'amara verità. L'unica cosa che può redistribuire nel senso che la plebe socialista intende, è il libero e sfrenato mercato. Tutto ciò che viene fatto CONTRO il libero e sfrenato mercato dai sostenitori della redistribuzione, viene fatto nel senso che l'elite socialista intende. Ovvero, il mantenimento dello status quo tra i ceti sociali ,che garantisce l'attuale rapporto di forze politiche, quando non il maggiore accentramento di ricchezza (sempre alla faccia di Marx), cosa che garantisce invece una maggiore domanda di protezione da parte del volgo ignorante (nel senso che ignora).
Il mercato è redistributivo di per sé. Sono i governi ad essere accentratori e sono loro a garantire che non ci siano grosse possibilità di scalate sociali. Più i governi sono forti, più si intromettono in economia, più le classi sociali sono rigide e tendono a divenire CASTE.
Questa spiegazione dovrebbe anche porre fine alla diatriba secondo cui, i liberisti sono una corrente di pensiero che protegge i ricchi e il ceto medio, a discapito dei poveri.
Questa è una CAZZATA.
La verità è molto diversa. Il liberismo protegge proprio i poveri e il ceto medio. A discapito di quelli già ricchi che vogliono mantenere il proprio status sociale, chiaramente.
La prova più lampante è proprio nel fatto che il liberismo non sia mai stato adottato da nessun governo, almeno in forme sufficientemente sviluppate e per un tempo sufficiente.
Tutte le forme di governo che favorivano i ricchi e i politici sono state messe in atto, hanno formato influentissime correnti politiche e giornali di partito che propagandassero l'idea ai polli (ovvero le classi da cui doveva poi partire la redistribuzione inversa). Abbiamo avuto governi corporativi, comunisti, mazzettari. Tutti governi in cui chi era ricco si appoggiava all'elite politica e rimaneva ricco, benché non facesse altro che ca**ate, tirasse di coca da mane a sera, e avesse le aziende a rotoli.
Ma MAI e poi MAI, i ricchi e i politici, hanno propagandato seriamente l'idea liberale. Per i politici il motivo è chiaro, la perdita di potere sarebbe pesantissima. Ma i ricchi? Se il liberismo avvantaggiasse costoro, dovremmo avere lobbyes e loobyes che spingono per il movimento liberale, giornali liberali distribuiti a pioggia, librerie liberali grosse come la Feltrinelli....
Invece nulla. I più ricchi liberisti sono imprenditori medio piccoli. I finanziamenti non arrivano, i grandi industriali sono tutti socialdemocratici e socialisti. PERCHE' ?
Ma dico, la puzza di bruciato non la sentite?

































