4 Novembre: Festa dell'UnitĂ  Nazionale

Uscito dal neurone di iotomy mercoledì, 04 novembre 2009,19:31
Oggi è il 4 Novembre, festa dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate.

Per me è un giorno importante, perchè proprio il 4 novembre del 2004 avrei dovuto sfilare per le strade di Modena in Uniforme Storica da Cadetto dell'Accademia dell'Esercito.
Invece non potei mai farlo perchè il giorno prima finì il tirocinio e con esso ci fu il taglio dei posti ordinato dal Ministero della Difesa.
In ogni caso, fu un'esperienza fantastica, faticosa ma soddisfacente. A 5 anni di distanza non rimpiango l'Esercito e l'occasione mancata, ma ricordo con piacere momenti intensi e formativi.

Ricordo sempre il 4 novembre perchè su di esso mi fu rivolta la prima domanda alle lezioni di Diritto, sempre all'Accademia. Ingenuamente risposi solo che il 4 novembre è la Festa dell'Unità Nazionale, dimenticando che innanzitutto è, almeno per i militari, la Festa delle Forze Armate.
Divertente il pistolotto del professore Ufficiale dell'Esercito.

Cambiando discorso, ma parlando sempre delle Forze Armate, è importante che si faccia chiarezza sulla vicenda che ha colpito il giovane Cucchi, morto in circostanze sospette.
E' importante perchè si tratta della reputazione e dell'onore delle Forze Armate tutte, è importate che la verità venga a galla per non lasciare l'amaro in bocca e aprire le porte a polemiche strumentali. Non bisogna commettere lo stesso errore compiuto nel processo relativo al G8 di Genova.

Un'ultima considerazione. Oggi si festeggia (?) l'Unità Nazionale, ma al massimo si potrebbe chiamarla Unità Statale, perchè questa non può certo dirsi Nazione.
Un augurio, quindi, ai pochi coraggiosi che nutrono ancora qualche speranza che questo sgangherato Stato possa un giorno diventare Nazione.

4 Novembre. Nè Oppressi nè Stranieri.

Uscito dal neurone di iotomy martedì, 04 novembre 2008,06:15
Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio
Dei primi fanti il ventiquattro maggio:
l’Esercito marciava per raggiunger la frontiera,
per far contro il nemico una barriera.
Muti passaron quella notte i fanti;
tacere bisognava e andare avanti.
S’udiva intanto dalle amate sponde
Sommesso e lieve il tripudiar de l’onde:
era un passaggio dolce e lusinghiero.
Il Piave mormorò: “NON PASSA LO STRANIERO”.

Ma in una notte triste si parlò di tradimento,
e il Piave udiva l’ira e lo sgomento.
Ahi, quanta gente ha visto venir giù, lasciare il tetto,
per l’onta consumata a Caporetto!
Profughi ovunque! Dai lontani monti
Venivan a gremir tutti i suoi ponti.
S’udiva allor dalle violate sponde
Sommesso e triste il mormorio de l’onde:
come un singhiozzo in quell’affanno nero.
Il Piave mormorò: “RITORNA LO STRANIERO”.

E ritornò il nemico, per l’orgoglio e per la fame
Volea sfogar tutte le sue brame.
Vedeva il piano aprico di lassù: voleva ancora
Sfamarsi e tripudiare come allor…
“NO” disse il Piave, “NO” dissero i fanti,
“mai più il nemico faccia un passo avanti”
Si vide il Piave rigonfiar le sponde!
E come i fanti combattevan l’onde.
Rosso del sangue del nemico altero,
Il Piave comandò: “INDIETRO VA’ STRANIERO!”

E indietreggiò il nemico fino a Trieste, fino a Trento
E la Vittoria sciolse le ali al vento.
Fu sacro il patto antico: tra le schiere furon visti
Risorgere Oberdan, Sauro e Battisti.
Infranse alfin l’italico valore
Le forche e l’armi dell’impiccatore.
Sicure l’Alpi… libere le sponde
E tacque il Piave: si placaron l’onde.
Sul patrio suol, vinti i torvi imperi,
la pace non trovò NE’ OPPRESSI, NE’ STRANIERI.