Nell'ambito di una serie di questioni Energetiche, Ambientali, Economiche, Politiche, che mi porteranno a proporre uno scenario Ben Preciso per il Futuro, riporto alcuni scritti del Prof. Franco Battaglia. Scienziato, docente universitario, cofondatore di Galileo 2001, Associazione comprendente molte delle più acute menti del panorama scientifico Italiano, riconosciuta sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica.
di Franco Battaglia. Docente di Chimica dell'Ambiente, Università di Modena.
Secondo me Alfred Nobel si sta rivoltando nella tomba. Secondo l’International Panel on Climate Change (Ipcc), entro il 2050 dovremmo ridurre le emissioni di CO2 almeno del 50%, meglio se dell’85%. Cosa che considero non solo una scemenza, ma anche impossibile. L’Ipcc può permettersi di affermare scemenze solo perché non è un’organismo scientifico, anche se ne fanno parte scienziati. Esso è un organismo dell’Onu e molti dei suoi membri sono nominati dai governi e dai Pecoraroscani locali, e se un rapporto dell’Ipcc dice scemenze, a perdere la faccia non è alcuna comunità di scientifica, ma l’Onu, a livello globale, e i Pecoraroscani a livello nazionale. E Dio sa quanto entrambi sono sensibili alle perdite della faccia.
Cosi come Dio solo sa cosa mai abbia fatto l’Ipcc, in circa 20 anni dalla sua istituzione, per onorare il proprio ruolo ufficiale, e cioè, come ne recita lo statuto, «stabilire, in modo completo, oggettivo, aperto e trasparente, le informazioni scientifiche, tecniche e socio-economiche rilevanti per comprendere le basi scientifiche dei rischi dei cambiamenti climatici indotti dalle attività umane». Un’affermazione che dice tutto sulla credibilità di quella istituzione, essendo il presupposto della sua esistenza il fatto, tutto da dimostrare, che le attività umane influenzano il clima; dovesse mai scoprirsi il contrario, ne conseguirebbe la morte dell’Ipcc. Un contrario, quindi, che all’Ipcc non potrà mai scoprirsi. Ma com’è che la politica si è interessata al clima? Ecco come.
A metà degli anni Settanta del secolo scorso, dopo 3 decenni di raffreddamento globale (occorso a dispetto del boom demografico ed industriale di quei decenni), si cominciò a temere per una imminente era glaciale, fino al punto che qualcuno avanzò la stravagante idea che essa si sarebbe potuta evitare con l’immissione volontaria di CO2 in atmosfera. Costui non ebbe il tempo di essere ascoltato perché all’inizio degli anni Ottanta le temperature ricominciarono a salire; tuttavia, erano quelli, anche, anni di recessione economica, col prezzo del petrolio alle stelle e con grandi sommosse tra i lavoratori del carbone in Inghilterra, ove Margaret Tatcher, preoccupata per la sicurezza dell’approvvigionamento energetico del proprio Paese e, evidentemente, poco fiduciosa sia verso i petrolieri del Medioriente sia verso i sindacati dei lavoratori delle miniere di carbone, pensò fosse proprio dovere sostenere la causa del nucleare. Il rischio che la combustione di combustibili fossili elevasse la temperatura del pianeta cadeva proprio a fagiolo, e così, molto tempo prima che la preoccupazione dell’effetto serra diventasse isteria globale, la Tatcher trovò in essa un’ottimo sostegno alla causa pro-nucleare che aveva deciso di sposare. Allocò quindi consistenti fondi in ricerche che in qualche modo “provassero” quel rischio, suggellando così il legame tra la politica e la climatologia, a patto che questa enfatizzasse la relazione tra CO2 antropogenica e clima. Le società scientifiche, però, non sono disposte, come detto, a perdere la faccia, e fu così che i politici inventarono un organismo che non avesse una faccia da perdere - l’Ipcc - il cui Primo Rapporto (1990), ignorando completamente gli effetti del vapore acqueo, delle nuvole e del sole sul clima della Terra, “prediceva” ciò che i politici volevano predicesse: il disastro planetario come conseguenza dell’immissione in atmosfera della CO2. Ad esempio, si inventò di sana pianta l’idea della diffusione, in zone della Terra sempre più a nord, della malaria, considerata dagli “scienziati” dell’Ipcc una malattia tropicale: peccato che la malaria non è una malattia tropicale, tanto che una delle più devastanti epidemie occorse in Siberia negli anni Venti del secolo scorso, con milioni di casi l’anno per diversi anni e con un totale di 600.000 morti.
Il terrore diffuso dai Rapporti dell’Ipcc ha attirato l’attenzione dei media, che ha incrementato il flusso di risorse, che a sua volta ha vieppiù foraggiato la propaganda politica, in un vortice senza fine. Si sono creati nuovi “posti di lavoro”, occupati da persone prive di alcuna competenza specifica nel campo della climatologia, ma che traggono così di che vivere. Il vortice è oggi ingigantito dagli interessi per la diffusione delle tecnologie eolica e fotovoltaica che, costosissime e prive di alcun valore nella produzione d’energia elettrica nel mondo reale, possono essere mantenute in vita solo grazie a questo clima di terrore.
Quanto ad Al Gore, l’Alta Corte britannica ha recentemente deliberato che il suo film (che gode ampia diffusione nelle scuole) è zeppo di errori, ha toni ingiustificatamente terroristici e può continuare a essere proiettato solo a condizione che si correggano quegli errori e si interrompa il terrore. Non dello stesso avviso deve essere chi assegna il premio Nobel: pare che maggiore è il terrore diffuso, maggiore il merito per meritarsi quello della pace.