La Mafia del Gas
Uscito dal neurone di iotomy
venerdì, 09 gennaio 2009 ,15:19
I Quotidiani di questi giorni stanno tempestando l'opinione pubblica con Articoli relativi alla "diatriba" tra Russia e Ucraina per il commercio di Gas targato Gazprom.I Governi Europei si dicono tranquilli per via delle riserve stoccate nei Depositi Nazionali e per la possibilità di prelevare il Gas da altri Stati fornitori, in particolare Algeria, Libia e Norvegia.
Queste sono le Notizie Ufficiali:
l'Ucraina non ha pagato gli arretrati dell'anno precedente di circa 1.5/2 miliardi di euro.
La Russia decide di bloccare le forniture fino al pagamento.
L'Ucraina inizia ad attingere alle riserve destinate all'Europa.
L'Europa inizia d interessarsi alla vicenda.
Entro pochi giorni verrà stipulato un contratto provvisorio non molto chiaro.
La faccenda è molto più complessa e risale a tempi antichi, agli albori dell'Unione Sovietica.
Negli anni '20 e '30 nasce l'industria sovietica del gas e nasce in Ucraina.
Sebbene con il tempo i maggiori impianti si siano spostati in Siberia Occidentale, l'ex Repubblica Sovietica detiene ancora le infrastrutture necessarie per il commercio del gas in Europa.
Non solo i gasdotti, unica via percorribile per portare il gas russo in Europa, ma anche e soprattutto gli enormi depositi di stoccaggio. Indispensabili per compensare le richieste invernali, generalmente 2-3 volte superiori a quelle estive.
Il flusso del gas nei metanodotti dalla Russia all'Ucrania non è sufficiente a soddisfare le richieste invernali.
Così la Russia spedisce gas tutto l'anno in maniera più o meno costante, così gli eccessi estivi vengono stoccati in Ucraina.
E' importante rilevare che l'interdipendenza tra Russia e Ucraina è molto forte.
L'Ucraina è molto industrializzata e necessita molto gas, d'altro canto la Russia ha bisogno dell'Ucraina per trasportare il suo gas in Europa e onorare i contratti.
Inoltre l'80% del gas russo per l'Europa transita dall'Ucraina.
Dopo la caduta del Muro, l'Ucraina, che aveva sempre ricevuto il gas senza problemi, era convinta che l'usanza continuasse anche dopo la Dichiarazione d'Indipendenza.
La Russia avrebbe continuato a usufruire gratuitamente delle Infrastrutture, continuando a fornire il 20% del gas in transito dall'Ucraina.
Così l'Ucraina aveva gas gratis ed in cambio concedeva il propri 1000km di gasdotti.
Un accordo ragionevole per entrambe.
Negli anni '90, nonostante l'accordo, la Russia ha più volte tentato di farsi pagare il gas, anche chiudendo i rubinetti.
Il tentativo finiva regolarmente con un nulla di fatto. L'Ucraina attingeva alle riserve destinate all'Europa Occidentale, il clienti protestavano e la Russia subito cedeva.
I problemi divennero più seri a partire dal 2003 con l'incremento del prezzo del petrolio rispetto al quale il gas russo era indicizzato per i pagamenti degli Stati Europei. E continuarono anche nel 2004, nonostante la Rivoluzione Arancione avesse fatto aumentare, seppur di poco, i rapporti commerciali, diplomatici e militari dell'Ucraina con l'Europa Occidentale.
Nuovi tentativi della Russia di farsi pagare che finivano con un nulla di fatto.
Nel 2006 la svolta.
Non per i termini del contendere ma perchè sia Russia sia Ucraina cominciarono a pubblicizzare all'esterno la loro disputa.
L'Europa si è rivelata subito attenta, preoccupata per la propria sicurezza energetica.
Quando ai primi di gennaio venne siglato l'accordo, i media non compresero cosa probabilmente si nascondeva dietro a contesa.
L'accordo siglato non aveva alcun senso, ma nessuno se ne accorse.
Il prezzo dichiarato dalla Russia era molto diverso da quello dichiarato dall'Ucraina, anche conteggiando la grossa quota di provenienza turkmena a costo bassissimo, con la funzione di bilanciare i prezzi.
Nessuno si chiese perchè il Turkmenistan stesse praticamente regalando il gas.
Ma questo aveva ricominciato a fluire e tanto bastava per l'Europa.
Veniamo alle probabili motivazioni che spingono ad allestire questo teatrino.
L'obiettivo non è terrorizzare gli Europei, entrambi gli Stati sanno che perdere i clienti occidentali sarebbe controproducente.
L'obiettivo non può essere costringere l'Ucraina a pagare il gas ad un prezzo maggiore (sempre che abbia mai sborsato un cent), perchè questa potrebbe farsi pagare il noleggio delle infrastrutture e ri-bilanciare costantemente il costo del gas russo.
Gazprom non potrebbe permettersi di perdere i lucrosi contratti con l'Europa, quindi un accordo per il trasporto con l'Ucraina è indispensabile.
Inoltre ci sono i vecchi contratti non ancora scaduti e nessuna delle due parti può rivederli unilateralmente.
Niente di tutto questo.
In gioco ci sono i fondi neri che politici e aziende russe e ucraine si spartiscono alle spalle delle rispettive popolazioni.
Cambiando ciclicamente le modalità di transazione, e altrettanto ciclicamente cambiando i beneficiari di queste immense ricchezze, il tutto contornato da qualche morto, incarcerato o esiliato.
Dal 2006 si ripropone la stessa storia. Non cambia nemmeno il valore dell'arretrato.
Questa sembra essere la reale trama della tragi-commedia.
Il fatto preoccupante è che agli alti livelli politici e gestionali di Russia e Ucraina si combattano annualmente delle faide tra non ben identificati boss mafiosi.
A Margine:
sebbene Gazprom abbia un debito societario di 50 miliardi di dollari e stia cercando disperatamente liquidità, l'accordo siglato recentemente con la Bielorussia è ben al di sotto delle iniziali aspettative di Gazprom.
Qualcuno ha pensato sicuramente male, quando il Presidente bielorusso ha candidamente dichiarato che, per concludere l'accordo, nella trattativa si sia discusso anche del riconoscimento delle regioni separatiste di Ossezia del Sud e Abkazia.
PS. Grazie a Simona di Rivoluzione Italiana. Un lavoro sempre eccezionale.
categoria:politica, unione europea, mafia, politica internazionale, europa, energia, russia, bielorussia, georgia, ucraina, informazione, putin, occidente, unione sovietica, gas , gazprom
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