Le vacanze estive della politica permettono di lasciare da parte il quotidiano dibattito Parlamentare, e colgo l'occasione per qualche riflessione sul bipartitismo del Belpaese.
I primi mesi del Governo segnano una svolta nella politica nostrana.
Per la prima volta si fa politica con i fatti e non con le chiacchiere.
Decisioni più o meno condivisibili, ma decisioni. Il che è ovviamente un enorme passo avanti rispetto all'immobilismo della storia Repubblicana.
Questo decisionismo è dovuto essenzialmente alla leadership del Presidente Berlusconi, il quale ha saputo motivare i suoi Ministri per giungere a delle soluzioni di fronte ai problemi che il Paese presenta.
Se da un lato questo fatto è positivo. Dall'altro ci metto davanti un forte dubbio.
Il dubbio riguarda il dopo.
E riguarda anche l'opposizione del Partito Democratico.
Il problema sostanziale è la mancanza di personaggi con grande leadership.
Finita l'era Berlusconi, bisognerà trovare qualcuno degno del suo predecessore.
Degno nel senso carismatico.
Ringraziando il cielo, per i prossimi 4 anni e mezzo, fino alla prossima campagna elettorale, il problema non si porrà. Sono il primo a pensare di correre troppo con la mente. Però questo dilemma merita di essere discusso.

Il Popolo delle Libertà presenta al suo interno molte anime.
Ci sono sinceri liberali, come Antonio Martino. I miei preferiti ideologicamente.
Ci sono altrettanto sinceri Socialisti come Paolo Guzzanti.
Ci sono dei sinceri Democristiani. Quelli che mi piacciono meno in assoluto.
Ci sono dei sinceri Missini.
E c'è Berlusconi che, grazie ad un carisma straripante, tiene insieme queste anime.
La domanda è: senza Berlusconi, queste anime diventeranno dei sinceri Pidiellini?
Oppure rimarranno dei sinceri se stessi? Provocando il ritorno alle origini?
Il bipartitismo anglosassone dimostra che, nonostante il carisma del leader, i principi di fondo del partito sono condivisi.
Per il Popolo delle Libertà non mi sembra che si verifichi lo stesso fatto.
Non ancora quanto meno.
Esiste all'orizzonte una figura in grado di fare le veci di Berlusconi?
Uno che possa essere il suo degno successore?
Mi verrebbe da pensare che "l'eletto" possa essere Gianfranco Fini.
Un Fini che in questa campagna elettorale appariva come il Delfino del Premier.
Un ottimo politico, certamente, ma a mio avviso troppo legato ai giochi di Palazzo.
Una sorta di D'Alema della Destra Italiana.
Non ne sono onestamente molto convinto.
Il secondo nome potrebbe essere quello di Giulio Tremonti.
Il Ministro dell'Economia si sta giocando le sue carte mettendoci la faccia nelle scelte dell'attuale Governo. Un obiettivo ambizioso, il suo. Con qualche decisione politica per sembrare un uomo del popolo come la Robin Hood Tax e la Social Card.
Due esemplari dimostrazioni della vicinanza e della sensibilità verso gli elettori.
Secondo me, a Tremonti, manca la presenza fisica. Non ha i connotati del leader.
Un terzo possibile candidato non lo vedo.
Potrei azzardare un Formigoni, il quale ha dimostrato di saper amministrare ottimamente, prendendo anche decisioni politiche seguendo un progetto solido. Il modello Lombardia, è sicuramente il più avanzato e funzionale all'interno dello Stato.
E' però facile applicare un modello ad una società ricca e dinamica come quella Lombarda.
Più complessa è la digestione per luoghi più abituati a forme di assistenzialismo piuttosto che a modelli di sussidiarietà.
Staremo a vedere come si evolverà la situazione, a cominciare dal congresso del Partito.
Sono speranzoso, per principio, e mi auguro nella presa di coscienza dei vari numeri due.

Discorso diverso per il Partito Democratico.
Veltroni era partito bene. Cercava di creare un'alternativa credibile al Popolo delle Libertà.
La missione è stata compiuta a metà. Il contorno è sostanzialmente perfetto.
Il PD si presenta come un partito a stampo maggioritario. Ha appeal dal punto di vista mediatico. E' chic e credibile all'apparenza.
Alle elezioni, però era troppo giovane e senza un progetto politico di medio-lungo termine.
E' come il PdL per la quantità di anime differenti che unisce sotto le sue bandiere.
E' all'opposto per la disunità di obiettivi.
Parisi sfila al NoCav Day. D'Alema vorrebbe riaprire alla Sinistra Comunista. Veltroni vuole andare da solo ma si accasa con DiPietro, poi per non farsi scippare la leadership rincorre i suoi nell'opposizione cieca ed ideologica.
C'è una buona base. Qualche giovane con le idee chiare esiste.
Il problema sono i maggiorenti. Troppo diversi e concentrati verso il proprio, e non il comune, scopo politico.
Non sono nemmeno in grado di fare una lista di papabili leader.
Manca un progetto, le fondamenta devono ancora essere gettate e la dirigenza non sembra intenzionata a farsi da parte, o a fare, almeno, un'esame di coscienza.
L'unico progetto visto a sinistra è rimasto fuori dal Parlamento.
La Sinistra l'Arcobaleno è morta senza mai essere nata.
Bertinotti, per quanto sia distante dalla sua visione, mi ha sempre impressionato.
Era credibile e concreto. Addirittura piacevole sentirlo parlare del suo progetto.
Talmente intelligente da essere anni luce avanti rispetto alla sua base. Ed è stato ammazzato dai suoi, che gli hanno preferito Ferrero in Rifondazione, e la morte di una Sinistra Alternativa in generale.
Sono perplesso.
Non vorrei mai che, con la fine dell'era Berlusconiana, si ritorni alla vecchia politica del Campanile.
Il compito della politica è assai difficile ed in salita.
Per restare credibile, deve evolversi in avanti. Con due progetti cconcreti,che lo siano indistintamente dal leader prescelto.
Tornare alla Prima Repubblica fatta di Post-Democristiani, Post-Comunisti, Post-Liberali, Post-Missini, Post-Socialisti, sarebbe un suicidio per l'Italia.